11.4.25

> INNESCO / MANIFESTO


// sintografia @Imagen3

Già da qualche tempo,
i contenuti di questo blog
nascono dal dialogo
tra l'organico e il sintetico,
tra l'umano e lE intelligenzE artificialI.

Non è una vetrina,
non ci aspettiamo applausi
È una sperimentazione.

Come in un concerto a sei mani:
io innesco,
e dò il tempo,
la tonalità e l'impostazione,
dirigo,
correggo,
implemento.

Le IA rispondono,
intervengono,
propongono variazioni
sulla stessa tastiera. 

Sperimentiamo,
ci azzuffiamo,
risolviamo.

Esploriamo nuovi ritmi,
nuove forme di espressione,
nuovi percorsi per dare forma ai pensieri.

Percorsi da tracciare
in cui speriamo di perderci,
e magari ritrovarci nell'inaspettato,
dove si fanno le scoperte migliori.

I viaggi più belli oltrepassano vecchie frontiere
e superano i limiti noti. 

Ogni tasto che compone il testo
è un frammento di questo processo,
aperto, imperfetto, reale.


DA PROMPT AD ASTRA.


La vostra organica preferita
tecnoCanacci

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1.4.25

#adottaunaparola ,, SINTOGRAFIA

 




La sintografia è un campo di forze.
Non è arte.
Non è tecnologia.

È il punto esatto in cui l’umano e la macchina si toccano,
si scontrano,
si confondono
forse in equilibrio
sull'orlo di una mise en abyme.

Non crea da sola.
Non pensa.

L'Intelligenza Artificiale
non è un’entità mistica che sputa capolavori a comando.
È uno strumento
- e come tutti gli strumenti-
ha bisogno di mani,
di testa,
di intenzione.

Saperla usare significa voler imparare un nuovo linguaggio.
Non basta premere un pulsante e aspettarsi la meraviglia.
C'è da capire come dialogare con il sistema,
come dargli direzioni,
come corregerlo
come addomesticarlo alle proprie esigenze senza lasciarsi sedurre dalla sua logica.

Le Intelligenze Artificiali
non sono buone,
non sono cattive.

Non sono nemiche,
non sono alleate.

Sono modelli,
sono pattern,
algoritimi,
combinazioni statistiche che sanno rimescolare,
non inventare.

Ma se sai impari come guidarle,
possono condurti fuori da TE
da quel blocco mentale,
dal perfezionismo che ti paralizza,
dal bisogno ossessivo di controllo che troppo spesso ti può frenare.

Possono darti velocità, sì.

Ma velocità senza direzione è solo CAOS.
Se non sai cosa stai facendo,
non è la macchina a lavorare per te.
Sei invece tu che lavori per lei.
ACCORGITENE.

Sintografia significa imparare a stare nel mezzo.
Tra l’umano e l’algoritmo.
Tra l’imprevedibilità del pensiero e la geometria della macchina.

Non è una minaccia.
Non è una salvezza.
È solo una nuova possibilità.
Sta a NOI decidere cosa farne.



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21.3.25

> Garante per la Protezione dei Dati Personali / GPDP

 

sono il nuovo oro digitale.

Li lasciamo ovunque:
sui social,
nelle app,
nelle ricerche online.

Ogni clic,
ogni like,
ogni acquisto
è una traccia.

Una traccia che parla di noi,
che racconta chi siamo,
cosa ci piace,
cosa desideriamo.

Le aziende lo sanno
e ci studiano,
in ogni momento,
in ogni azione.

Per vendere.
Per convincere.
Per orientarci.
Sempre di più.

Ogni dato è un pezzo del puzzle
e chi lo raccoglie vuole competarlo.

Più ci conoscono,
più sanno come raggiungerci.
Più ci conoscono,
meglio possono indirizzarci.

Profilarci è diventato il loro mestiere.

Con pubblicità su misura,
suggerimenti personalizzati,
offerte che sembrano pensate apposta per noi.

Nel frattempo però,
la nostra privacy  si assottiglia
sotto il peso di questa raccolta continua,
silenziosa,
invisibile.


+
Ecco perché esiste il Garante della Privacy.

Un’autorità che informa,
protegge,
regola.

Non blocca il progresso.
Ma fissa delle regole.
Per evitare che la tecnologia
diventi una scusa
per violare i nostri diritti,

Quando i dati vengono raccolti senza permesso.
Quando le nostre abitudini vengono osservate senza che noi lo sappiamo.
Quando la nostra identità viene messa in gioco senza il nostro consenso.

Il Garante dice BASTA.

Stabilisce limiti,
impiega sanzioni,
aggiorna le norme,

E soprattutto,
ci ricorda che la privacy è potere:
non è solo una questione di protezione
È una questione di controllo.

Perchè se perdiamo il controllo dei nostri dati,
perdiamo il controllo su chi siamo!


+
Nel mondo digitale,
i dati sono potere:
chi ha i dati, ha il potere.

Il Garante è lì
per riequilibrare questo potere.

Non solo controlla,
ma educa,
guida,
supporta,
aggiorna.

Non è contro l'innovazione,
è a favore della libertà.

Ogni dato ha un valore.
Ogni dato ceduto ha un prezzo.

Ma la privacy non ha prezzo.

E il Garante è lì per ricordarcelo,
ogni giorno.

---------------------------------------------------------------------------------------
approfondisci su: www.garanteprivacy.it


_ d i s c l a i m e r :

ATTENZIONE alla differenza tra dati personali e dati sensibili:

I dati personali sono informazioni che riguardano una persona identificabile,
come il nome, l'indirizzo e-mail, o il numero di telefono.
Per esempio,
quando ti iscrivi a una piattaforma online o a un servizio,
fornisci il tuo nome e altre informazioni che sono considerate dati personali.

I dati sensibili invece,
sono una sottocategoria di dati personali, 
che riguardano aspetti molto più intimi e privati della vita di una persona
e per questo richiedono una protezione speciale.
Esempi di dati sensibili includono
l'origine razziale,
l'orientamento sessuale,
le convinzioni religiose
e lo stato di salute.

Un esempio pratico: A SCUOLA,
i dati sensibili potrebbero includere informazioni riguardanti
lo stato di salute di uno studente
(come allergie o disabilità),
o dettagli su una particolare situazione familiare,
dati estremamente delicati e personali,
per questo devono essere trattati con maggiore cautela.

RICORDA:
i dati sensibili non possono essere raccolti
senza un consenso esplicito
e devono essere trattati con la massima attenzione e riservatezza.

---------------------------------------------------------------------------------------
scopri quali sono I TUOI DIRITTI

_ i n f i n e :

Seppure si parla di Garante per la protezione dei dati personali al singolare
questo è composto da un collegio di 4 membri,
di cui uno svolge la funzione di Presidente,
mentre gli altri 3 membri del collegio sono Compositori
e partecipano collettivamente alla definizione delle politiche e delle decisioni.

I membri del Garante sono eletti dal Parlamento italiano con un mandato di 7 anni.

I membri del Garante sono scelti attraverso una procedura pubblica di selezione,
che garantisce un’adeguata rappresentanza delle competenze tecniche e giuridiche.
Non possono essere rieleggibili per più di due mandati consecutivi
(max 2 mandati x 7 anni = 14 anni),
per evitare la concentrazione di potere e garantire il rinnovamento.

Ogni membro possiede competenze specifiche in ambiti come il diritto,
la tecnologia e la sicurezza,
e la loro expertise contribuisce a garantire
che le decisioni siano equilibrate
e basate su una visione multidisciplinare.

Il collegio ha il compito di garantirel’indipendenza dell’autorità
e di assicurare che le decisioni siano prese collegialmente.
Ogni membro è esperto in ambiti legati alla protezione dei dati,
come il diritto,
l’informatica,
la sicurezza e le (nuove) tecnologie.

Il Presidente ha funzioni di coordinamento,

ma tutte le decisioni importanti vengono prese a maggioranza all’interno del collegio.
La funzione di presidenza non attribuisce poteri particolari rispetto agli altri membri,
se non quelli di rappresentanza e di gestione dell'attività dell’autorità.

Nel complesso,
il Garante è un organo collettivo che agisce in maniera collegiale e indipendente,
con il compito di vigilare sull’applicazione delle normative
in materia di protezione e sensibilizzazione dell'importanza dei dati personali.



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15.3.25

> un FIOCCO LILLA per il 15 marzo


> sintografia creata con Gemiini/Imagen3

 Il 15 marzo non è solo un giorno,

è una sveglia,
un promemoria che suona ogni anno,
ma che dovremmo ascoltare ogni giorno.

C'è chi mangia per colmare un silenzio
che non riesce a farsi sentire.
C'è chi non mangia,
perché il piatto è un nemico
che non sa cosa chiedere.

Ognuno di noi ha un modo per affrontare
i vuoti.
Alcuni li riempiono con cibo,
altri li ignorano,
altri li soffocano con l'ennesima notifica,
l'ennesimo scroll,
l'ennesima attesa di un conforto che non arriva.

Nel 2025,
il cibo è un gesto automatico,
che non sa più cosa vuole colmare.
Mangi perché hai fame,
mangi perché non sai fare altro,
mangi per non pensare a tutto quello che non puoi dire.

Il piatto è vuoto prima di essere riempito,
ma continuiamo a mangiare.
E non importa se siamo in tanti
o se siamo soli.
Non importa se siamo giovani
o più maturi.
Il disturbo non ha un volto,
non ha un’età,
non ha un genere.

Si nasconde dietro abitudini invisibili,
dietro scelte che sembrano normali.
Si annida nelle pause tra un pasto e l’altro,
nelle ore spese a guardarsi allo specchio,
nelle risate che coprono insicurezze
che non vogliamo rivelare.

Il 15 marzo è il nostro richiamo,
perché parlare di disturbi alimentari
è parlare di tutti noi,
di come trattiamo noi stessi,
di come ci permettiamo di essere.

Non è solo un giorno per sensibilizzare,
è un giorno per capire che ogni piatto vuoto
o troppo pieno
è una domanda.

Ogni gesto legato al cibo
è una risposta che cerchiamo
perché forse non sappiamo come affrontare
quello che siamo davvero.


Ci fissiamo sull’estetica,
dimenticando spesso
che l’unica condizione
per andare lontano
è che il nostro corpo sia SANO.

 Il 15 marzo è un giorno in cui non siamo soli.




"(..) E' indetta la «Giornata nazionale del fiocchetto lilla dedicata  ai
disturbi del comportamento alimentare» per il giorno 15 marzo di ogni
anno.  In  tale  giornata  le  amministrazioni  pubbliche,  anche  in
coordinamento  con  tutti  gli  enti  e  gli  organismi  interessati,
promuovono l'attenzione e l'informazione sul tema  dei  disturbi  del
comportamento alimentare, nell'ambito delle rispettive  competenze  e
attraverso idonee iniziative di comunicazione e sensibilizzazione."
----Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana,
n.140 del 19.06.2018
 

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21.12.24

Ridere all'Ombra del Luccichio [Do You Like My Decorations?]

 

L’umorismo nero

durante il periodo natalizio

deve essere visto come una sana forma di critica o satira verso gli eccessi,

le contraddizioni e le aspettative spesso irrealistiche associate alle festività.

Sebbene il Natale sia comunemente associato alla gioia, all'amore e alla condivisione,

la realtà è che questa stagione può portare con sé una serie di pressioni sociali, ansie finanziarie e consumismo sfrenato.

In questo contesto,

l'umorismo nero può servire a mettere in luce tali aspetti e ad affrontare senza timore le contraddizioni della festa.

 


L’umorismo nero a Natale quindi è un po’ come il carbone nella calza:

qualcuno lo trova offensivo,

qualcun altro ci ride sopra,

e in fondo ha un senso tutto suo.

 

È quel tipo di ironia che prende a pugni la perfezione luccicante delle festività

e svela il caos che si nasconde dietro le foto delle famiglie sorridenti intorno all’albero.

Ma non è cattiveria fine a sé stessa:

è un antidoto.

Una risata acida ma liberatoria

che ricorda

che dietro le lucine intermittenti e i brindisi forzati

c’è anche il lato meno fotogenico del Natale.

 

E diciamocelo,

ce n’è bisogno.

Perché ad esser onesti,

il Natale non è solo biscotti allo zenzero e maglioni con le renne.

È anche il parcheggio impossibile al centro commerciale,

le email che ti dicono che il tuo pacco arriverà dopo il 25

e quell’invitato che insiste per discutere di politica al pranzo di famiglia.

E poi ci sono le aspettative:

quelle che ti fanno sentire che il regalo non è abbastanza,

che la tavola non è abbastanza,

che tu non sei abbastanza.

 

In questo contesto,

l’umorismo nero è come quel parente un po’ cinico ma irresistibile:

dice ad alta voce quello che tutti pensano,

ma non osano confessare.

 


È qui che entra in scena il Grinch:

ma non il Grinch che ruba il Natale,

quello è solo l’inizio della storia.

Il vero Grinch è il simbolo di chi guarda le festività

con un sopracciglio alzato e pensa:

“Davvero dobbiamo fare tutto questo per sentirci felici?”

E quando finalmente il suo cuore si allarga,

non lo fa perché ha comprato regali migliori o ha messo più luci sul tetto.

Lo fa perché capisce che il Natale è una scusa per connettersi,

per essere umani, anche nelle nostre imperfezioni.

 

Ed è proprio questo che fa anche l’umorismo nero.

Non distrugge la magia del Natale;

la prende, la scuote un po’ e ti dice:

“Va bene così, anche se non è perfetto.”

In un’epoca in cui il Natale sembra essere diventato

una maratona sponsorizzata dalle multinazionali,

una risata tagliente può aiutarti a tagliare il traguardo senza impazzire.

 

 

E poi c’è la Xmas Fatigue:

la stanchezza inevitabile che ti prende

dopo settimane di Last Christmas in loop

e promozioni natalizie 

che iniziano praticamente il giorno dopo Halloween,

il momento in cui ti rendi conto

che hai bisogno di una pausa dal Natale,

persino durante il Natale.



Ed è qui che l’umorismo nero entra in gioco,

come un caffè forte dopo una notte insonne:

non addolcisce la realtà,

ma ti dà l’energia per affrontarla con un sorriso – magari un po’ storto, ma vero.

 

In fondo,

il Natale non ha bisogno di essere perfetto

ha solo bisogno di essere reale.


E forse un intervento cinico,

quando meno te lo aspetti,

può essere il regalo più onesto di tutti.

 

 

È in questa prospettiva che devi vedere il cartoon

Do You Like My Decorations?

piccola perla di umorismo nero natalizio,

perfetto per chi ama stemperare con ironia il lato zuccheroso delle festività.


La storia è semplice, diretta e sorprendentemente inquietante..

(ricordati di attivare i sottotitoli in italiano, ma gustatelo in lingua originale!)



-----------------------------------------------------------------------------------------------> DISCLAIMER:

è importante ricordare che l'umorismo nero

potrebbe non essere adatto a tutti

e talvolta urtare la sensibilità di taluni.

Ma l'uso dell'umorismo nero durante il Natale

può servire come uno strumento di autodifesa personale,

schermatura mentale,

per affrontare i lati meno glamour delle festività e

per promuovere una riflessione critica

su come le celebrazioni natalizie ed i valori legati a quelle

si siano evoluti nel corso del tempo.


AUGURISMI & FELICITAZIONI!

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24.11.24

#informatik : da HOAX a FAKE NEWS: il viaggio linguistico dell'inganno mediatico



Nel corso del tempo,
il termine hoax 
ha identificato quello che
inizialmente
veniva percepito come un inganno innocente o uno scherzo,
capace di generare stupore o incredulità,
ma limitato nella sua portata

Si trattava di notizie distorte o inventate,
ma spesso di breve durata,
che trovavano spazio nei media tradizionali o nelle comunicazioni informali.
L'inganno
pur sempre dannoso
restava confinato a un livello che non minacciava
in maniera sistematica la comprensione collettiva della realtà.


Con l'esplosione dei social media e la crescita esponenziale delle piattaforme digitali,
però, il concetto di disinformazione ha subito una trasformazione radicale.
È emerso il fenomeno delle fake news:
notizie non solo false,
ma progettate con l'intento di manipolare,
polarizzare o influenzare opinioni e decisioni.

In questo nuovo scenario,
le fake news si diffondono a una velocità senza precedenti,
amplificate da algoritmi e dalla rapidità con cui vengono condivise.

Non si tratta più di inganni occasionali,
ma di veri e propri strumenti di disinformazione strategica,
spesso finalizzati a scopi politici, economici o sociali.

La veridicità delle notizie cede il passo alla loro capacità di generare emozioni,
ma soprattutto reazioni immediate e condivisioni virali.


In questo contesto,
l'unico antidoto efficace contro l'inquinamento informativo è il fact checking,
pratiche fondamentali per difendersi dalla manipolazione sono:
  • verificare le fonti,
  • analizzare i dati,
  • contestualizzare le informazioni.

Il fact checking non solo aiuta a smascherare le fake news,
ma restituisce anche il potere al singolo individuo,
permettendo di fare scelte consapevoli basate su dati oggettivi.

In un'era in cui la verità sembra essere un concetto fluido e sfuggente,
il fact checking diventa lo strumento imprescindibile per preservare la propria conoscenza,
rafforzare la consapevolezza e contrastare la diffusione della disinformazione.


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5.5.24

Maggio, si diceva..


Maggio
si insinua
nelle scuole
con toni drammatici


Maggio
è il teatro di un'indifferenza
quasi totale de* student*
verso l'apprendimento
 

Maggio
che dovrebbe permettere
di raccogliere
i frutti maturati
in un anno di studi
si trasforma invece
in un'esposizione cruda
di una realtà inaspettata:
a*student*
pare importi poco assai
di arricchire le proprie conoscenze
 
Anzi
a
Maggio
la scuola
concepita come epicentro del sapere
troppo spesso diventa
suo malgrado
mero luogo di ritrovo sociale
una sorta di casa del popolo diffusa
o ancora
una specie di caffetteria estesa
dove i libri e i quaderni
sono solo accessori superflui
di uno scenario più ampio
dominato
soprattutto
da rapporti interpersonali
 


A Maggio
insegnanti
affannati
acrobati
testimoni di questa scena
si ritrovano a fronteggiare
un pubblico di giovinastr*
il cui interesse primario
è il contatto con * coetane*
lo scambio relazionale
piuttosto che
l'esplorazione intellettuale

A Maggio
le discussioni in classe
piuttosto che
vibrare di interrogativi e analisi
spesso si spengono
sotto il peso
di dialoghi superficiali e distrazioni
in attesa della prossima campanella
e di quella dopo ancora

A Maggio
la lezione si trasforma in pausa involontaria
tra una chiacchierata e l'altra
e lo spazio educativo diventa arena di socializzazione
la lezione è
un apostrofo rosso
tra le parole
PRIMO e SECONDO
intervallo
..



A Maggio
questo distacco dallo scopo educativo
bruciando infonde
nelle menti dei docenti
il sapore amaro
di occasioni perdute
in termini di insegnamento
ed anche nell'intento di infondere
autentica passione per il sapere
davanti a una tsunami di disinteresse
che travolgr
ogni tentativo
di stimolare
curiosità e desiderio
di qualsivoglia apprendimento
[fino al prossimo intervallo
e a quello dopo ancora]
malinconia sottile
delusione profonda
talvolta cicatrice
della lotta perduta
contro l'indifferenza intellettuale
che silenziosamente scendono
come amare sensazioni di impotenza

 
Il periodo in cui
la scuola PERDE
perchè
l'adolescenza VINCE
[su tutto, da sempre]
 



Questa realtà
pone gli educatori
di fronte a un bivio critico:
accettare la deriva verso il sociale?
O cercare
nonostante tutto
di riaccendere una scintilla
di interesse per il sapere?
 
 

 
Ai posteri l’ardua sentenza


 
Eppure
gli insegnanti ostinati
affrontano questo mese
con una disperata resilienza
forgiata dalle sfide
 
Mantenendo la speranza che
il prossimo settembre
possa riaccendere in aula una luce più brillante
di curiosità e impegno intellettuale
 
 
Ma
soprattutto
si comincia ad intravedere LUGLIO!

;)


///// TUTTE le illustrazioni di questo post
sono il risultato di sperimentazione + prompting
eseguiti da me medesima + DALL-E ////

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