Nel corso del tempo,
ha identificato quello che
inizialmente
veniva percepito come un inganno innocente o uno scherzo,
capace di generare stupore o incredulità,
ma limitato nella sua portata
Si trattava di notizie distorte o inventate,
ma spesso di breve durata,
che trovavano spazio nei media tradizionali o nelle comunicazioni informali.
L'inganno
pur sempre dannoso
restava confinato a un livello che non minacciava
in maniera sistematica la comprensione collettiva della realtà.
Con l'esplosione dei social media e la crescita esponenziale delle piattaforme digitali,
però, il concetto di
disinformazione ha subito una trasformazione radicale.
È emerso il fenomeno delle fake news:
notizie non solo false,
ma progettate con l'intento di manipolare,
polarizzare o influenzare opinioni e decisioni.
In questo nuovo scenario,
le fake news si diffondono a una velocità senza precedenti,
amplificate da algoritmi e dalla rapidità con cui vengono condivise.
Non si tratta più di inganni occasionali,
ma di veri e propri strumenti di disinformazione strategica,
spesso finalizzati a scopi politici, economici o sociali.
La veridicità delle notizie cede il passo alla loro capacità di generare emozioni,
ma soprattutto reazioni immediate e condivisioni virali.
In questo contesto,
l'unico antidoto efficace contro l'inquinamento informativo è il
fact checking,
pratiche fondamentali per difendersi dalla manipolazione sono:
- verificare le fonti,
- analizzare i dati,
- contestualizzare le informazioni.
Il fact checking non solo aiuta a smascherare le fake news,
ma restituisce anche il potere al singolo individuo,
permettendo di fare scelte consapevoli basate su dati oggettivi.
In un'era in cui la verità sembra essere un concetto fluido e sfuggente,
il fact checking diventa lo strumento imprescindibile per preservare la propria conoscenza,
rafforzare la consapevolezza e contrastare la diffusione della disinformazione.
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